LA BUTTAFUORI
Salvatore Ditaranto
Corre senza scarpe e ha un vestito di paillette rosse che sarebbe meglio non fosse così lungo. Ora è su Via Padova e i fari delle auto la puntano come una rockstar in concerto. Dai finestrini gli automobilisti la incitano vai bella, vola! ma non è l’abito che li attira, è lei che lo indossa e che corre con la coda dell’abito tra le dita di una mano e la parrucca blu nell’altra. È alta, quasi due metri, e muove le lunghe braccia lucide come per salvarsi da un naufragio. Anche le cosce lisce, che hanno scucito lo spacco, si gonfiano al ritmo dei talloni, quando affondano pesanti e nudi sui marciapiedi asfaltati. Sta correndo a casa sua, verso dove finisce Milano, a Ponte Nuovo, e c’è pure chi la inquadra con lo smartphone, vai vai! le ripetono, e riprendono in video anche i due poliziotti affannati che la inseguono.
È la buttafuori, al club dove eravamo in fila anche questo venerdì, la chiamiamo tutti così. Per noi è la pantera rossa, o blu, dipende dal vestito della serata. È feroce ed è temuta quando ci sorveglia. Si muove sicura nella giungla dei nostri corpi, squadra chi è in attesa e prende di mira la sua preda. Sai ballare tu? Hai abbastanza soldi? Non vorrai mica creare problemi qui? Non vuole casini in pista. Hey butta la madda, dice severa. Alla prossima torna elegante o non presentarti proprio. È impossibile fregarla e pretende la verità, altrimenti ti sbrana. Ohi ragazzino dove ci siamo già visti io e te: in una chat o in parrocchia? ride e si pulisce con la lingua il rossetto rosso che si è sfumato sui denti. E tu bellissima, dico a te con la pelliccia della nonna, con quelle labbra incanteresti chiunque. Ti insegnano a non splendere e tu splendi…invece! La circondiamo di risate stupide, lo sapete chi l’ha scritta questa? No? e sbotta Ignoranti!
La buttafuori sa essere gentile, anche nelle serate in cui indossa il lungo di pelle nera, la parrucca corta di ricci biondi e in mano agita il frustino per tenere a bada la calca. Noi che veniamo tutte le settimane sappiamo anche che è tenera. La buttafuori è una buttadentro e aspetta solo che quelle palle di biliardo della security le dicano, nell’auricolare nascosto dietro la parrucca, quante persone far entrare. Lei all’inizio ci blocca subito tutti, i figli di papà e quelli di nessuno, i supervips e gli sconosciuti. Ci intrattiene e ci prepara alla serata, l’attesa è parte del divertimento e si farà nottata. Una volta dentro poi, sulla pista, ci si dimentica di tutto quello che c’era fuori: del gelo alle mani, dei saltafila a tradimento, delle bestemmie al porcozio, degli svapi e dei fiati addosso, di chi slinguazza forte e di quelli arrivati già ubriachi che si toccano avanti in cerca dell’angolo per svescicare. Quando la buttafuori interroga la fila è come tornare a scuola e rispondere ad una prof, si ride e si arrossisce di vergogna. Le coppie si stringono tra loro e i single come noi sperano nel gruppo delle sconosciute per invitarle al tavolo. Quando arrivano in minigonna, scomode sui tacchi, le ragazze sembrano marionette impazzite per il freddo. Gli ultimi in coda invece bevono a sorsi dalle bottiglie nascoste nei giubbotti e profumano di gin e vodka. La buttafuori non li sopporta quelli che vengono già bevuti e fatti e dice che scroccano la musica e non spendono. Lei li manda via. Ma come schecca questa? la imbruttiscono. Quelli che restiamo ci chiediamo e quando ci fa entrare? e si scaldano così i venerdì di gennaio.
In questa via privata di Nolo, al fluidax, decide tutto la buttafuori, mentre accoglie le sue follower e i suoi groupies. I saluti rimbalzano tra le guance amore & tesora, que guapa & que linda! Gli abbracci accennati, per non rovinarsi il trucco, sembrano finti e tra i complimenti all’outfit sei ganza! & che hit! Quando la buttafuori vede facce nuove urla siate omofobi a casa vostra! e mette le cose in chiaro siate fasci a casa vostra! Stasera dice che si è immersa nel patchouli e si è spruzzata gocce di champagne amiamoci di più! & baciamoci di più!
La parrucca blu di stasera richiama il glitter sfumato degli occhi e sul vestito rosso indossa un giubbottino di pelle argentata che le fa da mantello e, quando alza a metà gli avanbracci, sembra una santa da portare in processione. La buttafuori dice che stare là è il suo martirio e la mantella la fa imperatrice della notte. Al suo pubblico annuncia sono più princess di tutte le DIANA, più queen di tutte le ELIZABETH.
È tardi, la fila è un serpente, e quelli della security l’autorizzano a far entrare i primi clienti. Tu e tu: sì. Tu e tu: anche! Voi due: no! ENNE-CI-ESSE! NON-CI-SIAMO! Nessuno può discutere con la buttafuori, i suoi proclami sono legge, se dice sì! entri e balli, se dice no! te ne torni a casa.
Quelli in fila già sappiamo come funziona, alcuni resteranno fuori per l’intera nottata o entreranno tardi, solo se bisognerà aumentare gli incassi del bar. Chi vuole divertirsi sa che la musica migliore si balla se fai la fila qui e se la buttafuori ti permette di accedere nella sua cattedrale.
Vengono qui da tutta la Lombardia, da Soiano-ano-ano a Moniga-viva- la-figa o da qualche posto della Brianza che diventerà famoso quando ci sarà un caso di cronaca nera. Per sentire il dj di stasera, che è superfamoso, anche se viene da Cazzago, e ha un nome impronunciabile ispirato all’Islanda, qualcuno è partito dalla Liguria. No vabbè, pazzesco! E poi ci sono i quattro, gli ultimi appena entrati in fila, che vengono da più lontano, forse dalla Balcania.
Eccoli i quattro dell’ave maria! sbuffa la buttafuori quando li vede in fondo alla coda. Vediamo come sono vestiti questi boys? dice avvicinandosi.
Hey troio, quando entro io e amici? sgrezza il balcanico con i denti davanti rotti. Le tre iene che stanno con lui ridono con lo stesso sorriso incasinato.
Chi sei Khal Drogo del Trono di Spade? dice la buttafuori e, per metterlo a posto, gonfia il bicipite glielo mostra e aggiunge se impari a parlare alle regine ti stendiamo il tappeto qui.
Tu zocolona razista? la insulta il balcanico che non capisce di cosa lei stia parlando.
Ma vai a ballare ai Navigli, diveggia la buttafuori, non sei buono manco per i balli latinoamericani! figurati se ti faccio entrare con il dj islandese. Volteggia sui tacchi per tornare all’inizio della coda e ad alta voce insinua ma i denti se li sarà venduti alla fiera di Novegro?
Io senza denti? e te ce l’hai ancora il pizzello, o te lo hai tagliato? chiede il capo branco dopo che i suoi amici gli hanno spiegato tutto.
La buttafuori finge di non aver sentito. È la sua tecnica per non creare casini. Non è la prima che gli altri si infilano nelle sue mutande. Il grezzone ha il naso appuntito e mischia risate schifate ad altre parole sconosciute. Poi si apre il giubbotto di pelle bianco e, quando è sicuro che la buttafuori lo stia guardando, le mostra un coltello. Muove le labbra lente per farle capire il labiale lecca mie palle troio!
La buttafuori tranquillizza i clienti che sono lì a spendere e non vogliono sbattimenti. Gli altri della security si toccano nervosi gli auricolari per avvisarsi che è arrivato uno sfasciaserate. Come altre volte la buttafuori gli avrebbe già fatto una nervosata ma sa che a quell’ora, con tipi così poi, è meglio non disturbare i vicini del club, che hanno già minacciato di chiamare l’esercito. E poi in fila ci siamo noi, il suo pubblico, e veniamo qui anche per lei, LA BUTTAFUORI, come è scritto in grande sul neon che si accende a sorpresa prima che inizi la sua esibizione.
E che cazzo! ripete più volte. Questa è anche la sua notte e questo è il suo lavoro, non vorrebbe fare altro nella vita. Lo dice ad alta voce a sé stessa e a noi che stiamo in fila, non voglio mica stare accovacciata in ufficio, come le bestie esotiche dello zoo, con tutte le domande della gente: ce l’ha ancora tra le gambe questa? Quella palla in gola non è da maschio? Sembra una donna o lo è davvero?
Se la buttafuori ora mostrasse il suo tatuaggio, grande e rosso, come ha fatto una serata sul palco, tutti leggerebbero 1980 born to trans. Ma stasera è meglio non sbrattare. Il capo della sicurezza, l’unico con i capelli a codino, si avvicina ai quattro e parla con quello italiano perché capisca bene. Quel club ha musica che a loro non piacerebbe e fa una proposta: farli entrare in un club sui Navigli, dove lavora suo fratello. I quattro accettano lo scambio e prima di andare quello con il coltello dice che vuole scusarsi con la buttafuori.
Va beeene! urla lei dopo che ha sentito. Arrivo sudditi!
Certe serate sono un teatro e lei recita per il suo pubblico in coda, si toglie la mantella e si avvicina al balcanico minaccioso. Quello le fa capire che vuole parlarle all’orecchio. La buttafuori sui tacchi è più alta di lui e si abbassa per ascoltarlo. La iena puzza di sigarette amare e alcol da discount. Le dice qualcosa, poi ride sguaiato e si allontana seguito dai suoi. Lei diventa una statua, sorride falsa e struscia tra loro le punte delle scarpe per spolverarle e prendere tempo. Rialza lo sguardo e vede che la iena si è abbassata i pantaloni e ora mostra a tutti le mani infilate negli slip bianchi che gli tirano il pacco. La buttafuori smonta dalle scarpe, lo raggiunge, con il suo peso lo atterra e gli scazzotta le palle. L’attacco a sorpresa funziona perché la buttafuori sa anche menare. Quelli della security ci urlano di stare fermi e calmi e si lanciano per bloccare il casino. Uno degli altri grezzoni colpisce in faccia la buttafuori, lei però riesce a sfilare il coltello al balcanico, si rialza, e ora li minaccia tutti. Uno della security sibila cose veloci negli auricolari. La brecciolina a terra è macchiata di sangue, il balcanico non si muove più. La buttafuori lancia il coltello, si toglie la parrucca e scappa a piedi nudi su Via Padova, verso Ponte Nuovo dove finisce Milano.
Manifesto fotografato in Via Padova - Milano


